Dopo le indicazioni teoriche, passeremo ora a spiegare passo per passo le varie fasi pratiche che caratterizzano l’opera del cercatore d’oro, dal momento in cui si mette in viaggio al momento del rientro alla base.

Avete individuato un luogo in cui recarvi e quindi siete in grado di sapere quali tipi di attrezzi vi serviranno.

Partite di primo mattino, così da ottimizzare al massimo il tempo dei vostri scavi. L’ideale è raggiungere il luogo quando vi giungono i primi raggi del sole, di grande aiuto per valutare i colori del territorio (inclusi quelli dell’oro stesso).

Parcheggiate l’auto in un posto sicuro, non molto lontano dal punto prescelto per la ricerca: un tratto di cammino compreso tra i 15 e i 20 minuti può considerarsi normale (è una media che considera sia la stanchezza con cui bisognerà fare i conti al momento del ritorno sia la necessità di raggiungere velocemente il veicolo in caso di improvvisi cambiamenti atmosferici).

Createvi un campo base, dove appoggiare lo zaino e tutta l’attrezzatura (scegliete un posto in cui potete controllarli costantemente con la coda dell’occhio).

Individuate un primo punto e procedete a un assaggio con la batea.

Se la zona vi sembra interessante. (una buona media di oro nella batea)

Montate la canalina e posizionatela nel torrente, in modo che cominci ad assestarsi nella corrente.

Iniziate a creare un’area di scavo, togliendo con le mani le pietre che quasi certamente vi sarebbero d’intralcio quando userete la pala.

Ripulita la zona, posizionate il vostro secchio e il setaccio e iniziate a scavare. Non è sufficiente praticare una buca: occorre scavare in modo da livellare a strati il terreno dell’area che vi siete prefissati di scandagliare; iniziate quindi abbassando tutta l’area di 20 cm, per poi passare a 40 cm, e così via.  Questo procedimento serve per individuare a quale profondità si sia depositato l’oro in quella zona. Realizzare un buco di 1 m per poi accorgersi che l’oro si è depositato al livello di 20 cm sarebbe uno spreco di tempo e fatica.

Scavate, e gettate il materiale nel setaccio. Asciutto o bagnato che sia, il materiale difficilmente si filtrerà da sé: bisognerà agitarlo con cura. Consiglio di agevolare il filtraggio del materiale nel secchio utilizzando dell’acqua, con cui pulire anche le pietre eventualmente prelevate, sulle quali potrebbe essere rimasto attaccato dell’oro. Come ho già detto, oltre a essere pesante l’oro è anche molto malleabile e può quindi essersi conformato alla sagoma di una pietra (un po’ come come farebbe della plastilina schiacciata contro una una parete).

Riempito il secchio con materiale e acqua, versate quest’ultima in un contenitore: potrà essere riutilizzata nel secchio successivo. Trasferite quindi il materiale nella canaletta. Non state impastando del cemento, perciò evitate di rovesciare l’intera massa in un’unica soluzione: servendovi della paletta,  depositatene delicatamente una parte all’imbocco della canaletta, distribuendolo su tutta la superficie. Quando la corrente avrà trascinato il materiale nel resto della canaletta, ricominciate con un’altra palettata. Controllate intanto che la canaletta lavori bene.

L’uso della canaletta richiederebbe un ulteriore approfondimento che verrà fatto in altri aggiornamenti o consultate qualche nostro editore. Cercheremo tuttavia di sintetizzarne il più possibile le fasi salienti. Il resto verrà con l’esperienza.

Esaurito il secchio, ritornate sul punto di scavo e ripetete la medesima procedura, fino a quando la vostra canaletta non sarà satura di materiale pesante che la corrente non riesce a eliminare. Se all’interno della canaletta fosse finito qualche sassolino caduto dal setaccio, cercate di rimuoverlo con un bastoncino sottilissimo, così da liberare il movimento di concentrazione prodotto dall’acqua senza per questo influenzare il flusso della corrente.

Sollevate la canaletta fuori dall’acqua e versatene tutto il contenuto nel secchio: quello che avete è il concentrato dei 20cm di area che avete scavato; se poi la “canala” ha lavorato bene, il concentrato può riguardare anche i 40cm e oltre.

Ora è il momento di raccogliere i frutti del vostro lavoro. Sempre utilizzando la paletta, mettete un po’ di concentrato nella batea e iniziate a eliminare il residuo materiale pesante finché, verso la fine dell’opera, non emergeranno le fatidiche pagliuzze. Servitevi allora della pompetta o del succhiotto per aspirarle.

Come si usa la batea?  L’idea, che ben si evince dalla forma dello strumento, è quella di eliminare il materiale pesante grazie alla struttura del piatto e all’azione dell’acqua.

Fase di posizionamento del materiale sulla canaletta, in attesa che la corrente lo distribuisca

La tecnica è la seguente: mettete un po’ di concentrato nella batea e immergete il piatto; l’acqua, entrando, creerà una piccola “tempesta” che smuoverà l’intero concentrato e farà depositare sul fondo il materiale più pesante; il materiale leggero seguirà invece i movimenti vorticosi dell’acqua e quando il piatto sara completamente immerso lascerà il piatto.

Posizionate ora il piatto al livello dell’acqua e incominciate a scuoterlo a destra e a sinistra. Questa operazione serve a far sedimentare ulteriormente il materiale pesante. Per sciogliere eventuali grumi, potete anche aiutarvi con una mano.

Tenete il piatto inclinato di qualche grado, in modo che il materiale si raccolga in un unico punto del piatto, un po’ come quando si cercano di raccogliere le ultime cucchiaiate di una minestra.

Ora procedere al lavoro di eliminazione degli strati superficiali, immergendo il piatto inclinato e facendovi entrare un piccolo velo d’acqua, il quale, poi, ritirandosi asporterà lo strato superficiale. Ripetete questa procedura di immersione e riemersione del piatto, così come la procedura del suo scuotimento, varie volte.

Noterete che a poco a poco il vostro concentrato sarà sempre meno. L’essenziale è evitare movimenti bruschi, che comprometterebbero tutto il processo. Immaginate di essere alle prese con un oggetto pesante immerso nel concentrato e di essere impegnati a farlo scendere, pur senza vederlo, in un unico punto determinato sul fondo del piatto.

Riassumo i passaggi:

1 tempesta

2 scuoti

3 strato superficiale

2 scuoti

3 strato superficiale

ecc.

Quando arriverete ad avere un quantitativo di concentrato tale da poter essere distribuito su tutta la superficie della base del piatto, e cioè quando non ci saranno vari strati di concentrato, bensì uno strato solo, allora potrete mettere mano alla pompetta/succhiotto o pulire più a fondo il contenuto. Se avete lavorato bene, noterete nel piatto, oltre all’oro, la presenza di piccoli sassolini, o di sabbia, per lo più di colore rosso e nero: si tratta di due materiali pesanti il granato e la magnetite.

Gli ostacoli che chiamiamo trappole sono quei punti del torrente o del fiume che in virtù della loro struttura riescono a imprigionare l’oro. Qualche esempio: un grosso masso che crea dietro di sé un effetto mulinello; alberi con radici semi emerse che fungono da rete; crepe nella roccia dove l’oro si può incastrare. Quando sarete sul posto dovrete esaminare la zona come se fosse la scena di un delitto, guardarvi in giro e sulla base degli indizi che il terreno vi fornisce, immaginare dove può essersi depositato dell’oro.

A beneficio del cercatore è utile distinguere tra macro ricerca e micro ricerca.

La macro ricerca è quella condotta attraverso siti internet che rivelano tracce di oro in determinate località (nel fiume Ticino trovato oro, trovato anche nell’Elvo, miniere abbandonate, ecc. ecc.). La presenza dell’oro è certa in tutto il Nord Italia. Nelle ricerche ci si può inoltre basare su cenni storici di epoca romana o medievale, o documenti dell’epoca dei Savoia o di quella del Barbarossa. (in determinate zone i sovrani concedevano licenze di estrazione), oppure su leggende locali (il contadino dell’alpeggio pagava i fiaschi di vino con pepite d’oro). Interessanti indizi si possono reperire anche attraverso mappe geologiche, studi universitari o indagini comunali.

Individuato un torrente o un fiume riguardo al quale si è verificata l’effettiva presenza di oro, si passa alla microricerca.

Tale ricerca non è altro che la verifica del punto più adatto nel torrente o nel fiume in cui iniziare gli scavi. Verificando dove era situato il fronte estremo del ghiaccio in epoca glaciale si può capire da quale punto il torrente del ghiacciaio ha iniziato a scavare, e dunque a depositare oro nel suo alveo. Scavando in un punto del torrente troppo a monte si rischia di non trovare nulla, perchè in quell’area c’era soltanto ghiaccio e quindi l’acqua non ha potuto modellare il materiale; scavando invece alla fine del torrente, poco prima della sua immissione nel lago, nel mare o in un altro fiume, si rischia di trovare pagliuzze troppo piccole, perché eccessivamente lavorate, o di non trovare pressoché nulla, per la presenza più a monte di chiuse o dighe, che alterano l’alveo. Bisogna perciò trovare il giusto equilibrio saggiando il terreno in loco. Oggi abbiamo la fortuna di poter utilizzare le immagini fornite dai satelliti, grazie alle quali possiamo seguire l’evoluzione storica del torrente, così da poter individuare aree che, dilavate dal fiume, evidenziano zone interessanti per lo scavo.

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